La Fondazione Mia Martini promuoverà un corso di formazione per “formare formatori” all’uso di “strumenti” utili ad aiutare le donne a scegliere e prevenire. Organizzeremo un corso-pilota di “comunicazione ermeneutica” per operatrici ed operatori della rete dei centri e degli sportelli antiviolenza della Provincia di Roma e della Rete Nazionale Antiviolenza e Servizio telefonico 1522 del Dipartimento per le Pari Opportunità della presidenza del Consiglio dei Ministri.

Mia Martini, interprete e cantautrice, per tre decenni, ha dato voce, parole e musiche, al dolore muto dell’esistenza quotidiana delle donne. Alcune sue canzoni furono anche osteggiate o censurate o emarginate perché troppo libertarie e anticipatorie (“La malattia” nell’album “Il giorno solo”, 1973; “Tutti uguali” del 1975; “Io donna io persona” 1976; “Libera” del 1977).

Nella voce di Mia Martini vi sono stati un senso e un’emozione che hanno immerso nel bagno dell’arte qualsiasi cosa lei abbia cantato: si tratta di quel raro fenomeno umano che in filosofia è noto come azione ermeneutica. Una voce cioè in grado di modificare entrambi i soggetti “del canto e dell’ascolto”: l’interprete e il fruitore, la cantante e il pubblico. Una voce che contribuisce a “incrementare l’essere del mondo” e particolarmente de “l’altra metà del cielo”.

Una voce che supporta le donne. A volte, addirittura, i testi di alcune canzoni da lei interpretate, hanno acquisito significati altri e oltre le intenzioni e le emozioni degli autori; è il caso di “Minuetto”, 1973. L’amore di una donna per il suo uomo è una lotta, dentro la donna, fra il corpo e il cuore; la forza attrattiva irresistibile della corporeità maschile – nell’intenzione dell’autore del testo – che lega la donna all’amato che giunge a “casa”, prende il corpo dell’amata, che invece con il cuore non vorrebbe, e poi se ne va. Ma questa donna, con la voce di Mia Martini, trasmette anche il messaggio che la resistenza è possibile, che una donna non è un corpo di proprietà del maschio e della sua forza primordiale. Questa donna amata e usata è anche un cuore che pensa, anche se ancora impotente, prigioniera del sentimento, ma con l’intelligenza emotiva già attivata.

Codesta struttura di incremento di senso che Mia Martina dà ad ogni testo, ad ogni musica, è una costante in tutta la sua carriera artistica: dalla prigione dei sentimenti e del desiderio perviene alla libertà della speranza agìta, del progetto attivo di prendere in mano la propria vita. Si pensi al testo di “Almeno tu nell’universo”: assieme al sogno della “sincerità per sempre” di lui vi è già la pretesa, il diritto, che “almeno tu nell’universo” non devi cambiare dall’amore amato iniziale all’amore tossico che vuole possedere e infine uccide. Un appello a prevenire il femminicido (mentale, psicologico e fisico).

Nel decennio appena trascorso sono state fatte tre scoperte scientifiche relative alle connessioni fralinguaggi (la musica è un linguaggio universale), cervello, mente, ambienti e comportamenti: nel 2001 unframmento di DNA sul cromosoma umano numero sette è stato identificato come il “gene del linguaggio”(il FOXP2 dei genetisti); nel 2005 sono stati scoperti i “neuroni mirror”; lo sviluppo delle applicazioni dellaTMS (stimolazione magnetica trans-cranica).

Nel quadro di queste scoperte (FOXP2, Neuroni Mirror e TMS), nelle attività professionali di consulenza asingoli e gruppi (dal parlare in pubblico allo sviluppo delle leadership), abbiamo osservato e sperimentatoche alcuni elementi costanti del linguaggio potrebbero essere segnale per prevenire e ri-progettare. Sitratta di una conferma scientifica e tecnica ai millenari metodi ero-tematici (la maieutica Socratica), aisistemi dialettici (la forza del dialogo in situazioni di isegoria e di parresia) e ai processi ermeneutici (lacomunicazione cognitiva).

L’oggetto artistico (naturale o manufatto) ha potere ero-tematico, dialettico ed ermeneutico (altrimenti non acquisterebbe lo stato di oggetto artistico). La voce di Mia Martina (dono di natura e cura e studio elavoro) ha tali potenze; ascoltare la sua voce aiuta a usare meglio la propria intelligenza emotiva.

Oggi conosciamo anche strutture grammaticali che, in determinate condizioni, potrebbero avere lo stessopotere. O meglio, esistono persone che sanno, con maggiore efficacia ed efficienza di altre, come e quandodecidere, fidarsi e affidarsi, apprendere ed educare, motivarsi e motivare, essere creative. Sono cinqueabilità necessarie per vivere, per non ammazzarsi e non farsi ammazzare.

Con il progetto IPAZIA 2.0 vorremmo realizzare il nostro sogno di formare almeno un’operatrice perognuno degli otto mila Comuni d’Italia. Un’operatrice che per la sua professione è a contatto con altredonne professioniste che svolgono un qualche servizio sociale o sanitario o scolastico o educativo oamministrativo o professionale o…per le altre donne.

Chi è IPAZIA? Molti anni fa un’altra donna fu uccisa. Uccisa perché pensava e perché parlava. Uomini in gruppo la catturarono, la violarono, la scorticarono viva usando taglienti conchiglie ed infine la tagliarono a pezzi. Fu uccisa perché era una donna. Parlava agli uomini e in pubblico, esprimeva il proprio pensiero in un modo speciale: dialogando migliorava i pensieri degli altri, ma era una donna. Era un giorno di primavera del 415, milleseicento anni fa, ad Alessandria d’Egitto; in quel modo fu uccisa Ipazia, all’età di 47 anni. Si è trattato di un femminicidio. Ipazia, matematica e filosofa, era anche la custode, l’organizzatrice e l’animatrice della più grande biblioteca dell’antichità (la prima wikipedia), la biblioteca di Alessandria (fondata nel 332 a.C, distrutta nel 47 a.C, nel 270 d.C, nel 391, nel 646 e ricostruita ed inaugurata il 16 ottobre del 2002).